Venezia (sabato, 6 settembre 2025) – Per il Venezia 82 le ultime ore prima dei verdetti hanno sempre qualcosa di elettrico. Non servono red carpet o conferenze stampa: basta infilarsi in un bar, o nei corridoi dell’Excelsior, per capire che la vera proiezione, oggi, è quella dei pronostici. Chi vince il Leone d’Oro? È questa la domanda che risuona ovunque. Ma quest’anno ha già una risposta quasi unanime.
Di Maria Laura Melis
The Voice of Hind Rajab e A House of Dynamite: i favoriti
Il titolo che ha monopolizzato la discussione è “The Voice of Hind Rajab” di Kaouther ben Hania. La sua forza, oltre che nella regia, sta anche nella realtà nuda e bruciante che porta sullo schermo. Tratta la storia vera di una bambina palestinese di sei anni, ricostruita attraverso registrazioni autentiche.
Al termine della proiezione il pubblico non ha smesso di applaudire per 24 minuti. Se c’è un film che sembra aver già scritto il proprio destino, è questo. Lo sappiamo bene, il festival del cinema può essere un luogo di denuncia e di presentazione di istanze riguardanti problematiche di importanza mondiale. E questo film sembra averlo fatto molto bene.
Eppure Venezia non è mai prevedibile. Dietro al Leone d’Oro si nasconde sempre una mappa di premi in bilico. Uno dei nomi più discussi è quello di Kathryn Bigelow, tornata con “A House of Dynamite”.
La standing ovation di 13 minuti e l’attualità bruciante del tema (la minaccia nucleare) hanno acceso l’ipotesi di un palmarès tutto al femminile e fortemente politico, con ben Hania e Bigelow ai vertici. Quest’opera cinematrografica ci offre due sguardi diversi sul presente. Da un lato l’orrore che uccide i bambini, dall’altro quello che incombe sull’umanità intera.
Gli outsider sempre dietro l’angolo
A complicare il gioco ci sono outsider di lusso. Park Chan-wook, con il suo “No Other Choice”, ha costruito un thriller psicologico che ha stregato la critica. Il film è una satira sul mondo del lavoro e sul precariato. È un racconto che smaschera un sistema che emargina chi non si piega alle sue regole. Così, la storia si trasforma in una tragedia contemporanea, che mette a nudo la fatica di restare fedeli a sé stessi in una realtà che impone l’adattamento come unica via di sopravvivenza.
Guillermo del Toro, invece, ha riscritto Frankenstein con la sua cifra gotica, guadagnandosi il ruolo di potenziale mina vagante per il Leone alla regia.
E in Italia? Anche in casa nostra le speranze non mancano. Paolo Sorrentino con “La Grazia” e Gianfranco Rosi con “Sotto le nuvole”. Quest’ultimo conosce già la strada del Leone d’Oro (vinse nel 2013 con Sacro Gra) e ha ricevuto consensi anche dalla stampa estera. Dalla Francia arrivano invece due titoli in competizione sottilmente diversi. Il più citato è “L’Étranger” di François Ozon. E il più intimo “À pied d’œuvre” di Valérie Donzelli, che qualcuno considera la possibile sorpresa.
Poi ci sono gli attori, con le Coppe Volpi (miglior interpretazione sia maschile che femminile) che si preannunciano combattute. Sul fronte femminile circolano due nomi italiani. Il primo è quello di Valeria Bruni Tedeschi, nell’interpretazione della protagonista in “Duse” e grazie allo sguardo di Pietro Marcello. Mentre, a seguire, abbiamo Barbara Ronchi, che ha emozionato con “Elisa”.

Per la miglior interpretazione maschile, i riflettori si sono posati su un volto insospettabile: Dwayne “The Rock” Johnson, protagonista drammatico di “The Smashing Machine” di Benny Safdie. La giuria potrebbe premiare il coraggio di reinventarsi, ma attenzione anche a Lee Byung-hun, intenso in “No Other Choice”.
Venezia 82: gli altri premi
Gli altri premi restano un rebus aperto. Jim Jarmusch (“Father Mother Sister Brother”), Yorgos Lanthimos (“Bugonia”) e Olivier Assayas (“Il mago del Cremlino”) sono i possibili protagonisti per la sceneggiatura o per il Premio Speciale della Giuria. E tra i giovani emergenti, gli occhi sono puntati sulla cinese Lai Yu-Fei (“Girl”) e sulla svizzera Luna Wedler, vista in “Silent Friend”.
La sensazione, in ogni caso, è che questa edizione abbia già lasciato un segno. Non tanto per chi vincerà o perderà, ma, più che altro, per il peso delle storie che ha portato in sala. Guerre in corso, paure globali, fragilità umane. Il cinema, a Venezia, quest’anno non ha scelto la leggerezza. E forse è giusto così, vista la potenza del mezzo. Per la giuria non sarà un lavoro facile.
Tag: Biennale di Venezia, Coppa Volpi, Leone D'oro, Premi, venezia Last modified: Settembre 6, 2025


