Venezia (venerdì, 19 settembre 2025) – La Laguna di Venezia sta per essere osservata come mai prima d’ora. Regione del Veneto, Provveditorato alle opere pubbliche, Autorità per la laguna e Arpav hanno firmato un accordo di programma quinquennale per dare vita a un sistema unico di monitoraggio ambientale, che raccoglie e coordina tutte le informazioni sulla salute delle acque, sull’inquinamento, sugli effetti del cambiamento climatico e sulle pressioni causate dalle attività umane e dalle opere come il Mose.
Di Maria Laura Melis
Qualità delle acque e praterie sommerse
L’obiettivo sarà di avere finalmente una “fotografia continua” e completa dello stato della laguna, per gestirla in modo efficace e proteggere uno dei territori più delicati d’Italia.
Negli ultimi decenni le condizioni della laguna sono migliorate sensibilmente. Interventi diffusi sul bacino scolante e opere mirate, come il marginamento di Porto Marghera, hanno ridotto l’inquinamento, tanto che in alcune zone stanno ricomparendo le praterie di fanerogame, segno evidente di rigenerazione ambientale.
Ora la sfida è capire come le barriere mobili del Mose e gli interventi complementari, come la ricostruzione di velme e barene, influenzeranno l’equilibrio ecologico complessivo.
Come funzionerà il nuovo sistema
Il nuovo assetto non sostituisce le competenze esistenti ma le coordina in modo strutturale e operativo:
- Arpav continuerà a valutare lo stato ecologico, studiando organismi acquatici, fanerogame e vegetazione.
- Provveditorato (le cui funzioni confluiranno nell’Autorità per la laguna) analizzerà gli aspetti chimici delle acque.
- Regione del Veneto coordinerà le attività e convocherà ogni anno un tavolo interistituzionale, per armonizzare gli interventi, proporre nuove campagne e garantire la qualità dei dati raccolti.
Ogni ente manterrà dunque la propria “specialità”, ma operando in rete e con obiettivi condivisi. Saranno inoltre attivati accordi specifici per le singole attività di monitoraggio.
Il sistema coprirà un’area vasta: Venezia, Mestre, Chioggia, Cavallino Treporti, Mira e la zona industriale di Porto Marghera. Questo permetterà un controllo più attento degli scarichi e delle pressioni ambientali, con effetti diretti sulla salute pubblica, sulla tutela della biodiversità e sulla promozione di un turismo sostenibile. Allo stesso tempo, si valorizzeranno le competenze già presenti negli enti coinvolti, razionalizzando risorse tecniche, finanziarie e umane.
«La salvaguardia della laguna è un atto di responsabilità verso un territorio fragile» ha dichiarato l’assessore regionale Roberto Marcato. Secondo lui, l’accordo rappresenta un modello virtuoso di cooperazione scientifica e politica, e potrebbe diventare un esempio replicabile in altre aree sensibili d’Italia: «La Laguna di Venezia può e deve diventare simbolo di resilienza, rigenerazione e buona amministrazione».
Last modified: Settembre 19, 2025


