Venezia (mercoledì, 6 agosto 2025) –– Il primo semestre del 2025 si è chiuso con un bilancio drammatico per le morti sul lavoro in Veneto, con 51 decessi registrati tra gennaio e giugno. A peggiorare ulteriormente il quadro, le ultime due vittime – due operai morti lunedì scorso a Veternigo, frazione di Santa Maria di Sala, durante un intervento di bonifica in una cisterna – casi che si sarebbero potuti evitare, secondo l’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega.
di Nicola De Dominicis
I dati elaborati da Vega parlano chiaro: rispetto allo stesso periodo del 2024, si registra un aumento dell’82% delle vittime. Il Veneto si conferma la seconda regione per numero assoluto di decessi, dopo la Lombardia, e presenta un indice di mortalità pari a 16,1 ogni milione di occupati, superiore alla media nazionale (15,1).
Nel dettaglio provinciale, Vicenza presenta l’indice più alto (20,5), seguita da Rovigo (20,0), Padova (18,0), Venezia (16,3), Verona (16,1) e Treviso (12,5). L’unica provincia senza vittime è Belluno.
Delle 51 vittime totali, 36 sono decedute durante l’attività lavorativa e 15 in itinere. Il numero più elevato di morti si registra a Verona (13), seguita da Padova (11), Vicenza (10), Treviso (8), Venezia (7) e Rovigo (2). Particolarmente rilevante il dato degli stranieri: ben 21 delle vittime erano lavoratori non italiani.
Le attività manifatturiere restano il settore con il maggior numero di infortuni, seguite da costruzioni, commercio, trasporti, magazzinaggio e sanità.
Dure le reazioni dei sindacati. UIL Veneto, con il segretario Roberto Toigo, rilancia la proposta di introdurre il reato di omicidio sul lavoro, mentre CGIL Veneto accusa i datori di lavoro di non investire abbastanza in sicurezza, formazione e prevenzione. Il sindacato chiede alla Regione di attivare un piano d’azione immediato contro un fenomeno che definisce “vergognoso e intollerabile”.
Last modified: Agosto 6, 2025


