Venezia (martedì, 5 agosto 2025) — Nella giornata di ieri lunedì 4 agosto, nella Frazione di Veternigo nel Comune di Santa Maria di Sala in Provincia di Venezia, hanno perso la vita due giovani operai, cadendo nella fossa biologica in cui stavano lavorando.
di Melania Pulizzi
Le vittime sono due cittadini egiziani, Ziad Saad Abdou Mustafa di 22 anni, e Sayed Abdelwahab Hamad Mahmoud di 39; come ogni giorno stavano eseguendo il loro lavoro, e ieri erano in una villa, nella quale dovevano eseguire un intervento di manutenzione a una fossa biologica, un impianto di smaltimento delle acque reflue; purtroppo, durante il lavoro l’inalazione delle esalazioni da essa prodotte li ha soffocati.
Nonostante la prontezza di un loro collega nel chiamare i soccorsi, per i due operai non c’è stato nulla da fare; quando sul posto sono arrivati gli operatori sanitari del Suem 118 e il distaccamento del Comune di Mira (VE) dei Vigili del Fuoco, dopo 1 ora di tempo per recuperare i corpi, non hanno potuto fare altro che accertarne il decesso. Presente anche il Gruppo NBCR di Mestre che, specializzato in rilevazioni di sostanze tossiche, hanno subito effettuato dei rilievi grazie ai quali avrebbero riscontrato idrogeno solforato, un gas dall’odore putrido, altamente infiammabile ed esplosivo a contatto con l’aria; causa molto probabile che potrebbe aver portato all’asfissia i due operai; non si esclude che uno dei due, vedendo il collega in difficoltà, si sia lanciato nella fossa per aiutarlo.
Intanto lo Spisal, il servizio di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie causate o correlate al lavoro, e le Forze dell’Ordine, in queste ore stanno indagando per fare maggiore chiarezza sulle cause e soprattutto sulle responsabilità.
Al momento dell’incidente nella villa non c’era nessuno; l’edificio un tempo era utilizzato da una cooperativa per l’accoglienza di migranti, oggi invece risulta essere di una nuova proprietà. Sarà quindi da chiarire quali siano le ditte coinvolte nelle attività di manutenzione della fossa, se gli operai indossassero o meno i dispositivi di protezione, e se le operazioni siano state eseguite regolarmente.
I 2 giovani operai erano dei richiedenti asilo e, in attesa del riconoscimento da parte della Protezione Internazionale, alloggiavano in un centro di accoglienza nel Comune di Mirano (VE). Le reazioni non sono mancate ad arrivare, prima tra tutte è stata da parte della Cooperativa “Un mondo di gioia” dove i due uomini alloggiavano, e che li ha ricordati per la loro determinazione nell’integrarsi nel territorio e il loro senso del dovere; subito dopo è arrivato anche il cordoglio del Sindaco di Venezia Luigi Brugnario che si è espresso dicendo: “È un dramma che colpisce al cuore tutta la nostra comunità”; accompagnato dal sentito dispiacere anche del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia che, ricordando quanto Morire sul lavoro continui ad essere inaccettabile, ha auspicato che tutti gli accertamenti vengano eseguiti con rapidità, in rispetto della verità e soprattutto dei due giovani lavoratori.
Morire sul lavoro, è ormai un fenomeno che non cenna ad arrestarsi; morire sul lavoro senza le giuste sicurezze e le precauzioni che dovrebbero essere previste, non è l’accidentalità ma è una probabilità molto alta, al giorno d’oggi; uscire di casa per adempiere al proprio dovere, senza sapere se se ne farà ritorno, è l’unico “punto fermo” che alcuni settori lavorativi, danno ai propri operai.
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