Italia – L’educazione è la chiave per fermare la violenza. Ieri, 11 novembre, il mondo ha segnato due anni senza Giulia, vittima di femminicidio. In questa ricorrenza, il padre Gino Cecchettin è intervenuto in Commissione parlamentare, ricordando proprio il concetto per cui «solo educando possiamo fermare la violenza».
di Maria Laura Melis
L’educazione può salvare vite
«L’educazione affettiva non è un pericolo, è una protezione. Non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge qualcosa a tutti: consapevolezza, rispetto e umanità».
Con queste parole, Gino Cecchettin è intervenuto ieri alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, presieduta da Martina Semenzato.
A due anni dall’uccisione di sua figlia Giulia, Cecchettin ha ricordato come quel dramma abbia cambiato la sua vita: «Non potevo stare fermo. Eventi simili ti cambiano, non c’è futuro, e ho scelto di reagire e dare un senso a quel dolore». Da quella scelta è nata la Fondazione Giulia Cecchettin, istituita un anno fa, «non per coltivare la memoria del dolore ma per trasformarla in impegno», ha spiegato.
L’obiettivo dell’uomo è più che cristallino: contrastare la cultura che genera violenza, promuovendo nelle scuole percorsi di educazione al rispetto, all’empatia e alla libertà reciproca. «La scuola è il luogo dove si formano le persone, non solo gli studenti – ha ricordato –. Non si tratta di ideologia, ma di civiltà».
Nel suo intervento, Cecchettin ha richiamato anche il ruolo della famiglia e la necessità di introdurre corsi di affettività fin dai cicli scolastici più bassi. Ha poi evidenziato la carenza dei centri antiviolenza (CAV), invitando a «unire le forze» per renderli più efficaci e diffusi sul territorio.
La presidente Semenzato ha elogiato il percorso della Fondazione, che – ha detto – «mette a terra quel patto di corresponsabilità che deve coinvolgere la scuola, le famiglie e la società civile».
Ha inoltre ricordato che il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Camera discuterà il Ddl femminicidio, un testo che contiene 50 interventi di modifica al codice penale e di procedura penale.
Tra le novità principali, l’introduzione di una fattispecie autonoma di reato di femminicidio e il rafforzamento delle misure cautelari, soprattutto quelle custodiali.
«Ci aspettiamo di nuovo l’unanimità su un provvedimento complesso e importante», ha dichiarato.



