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Giorgio Armani è morto a 91 anni: si chiude un’era della moda

Armani

Venezia (giovedì, 4 settembre 2025) – Mentre sul red carpet del Festival di Venezia, sfilano centinai di vestiti di famose case di moda, uno degli stilisti che ha dato il suo contributo allo sfarzo e all’eleganze di quelle passerelle, ci lascia. Il famoso maestro di stile Giorgio Armani è morto all’età di 91 anni.

Di Maria Laura Melis

Non era un tipo da fermarsi, Giorgio Armani. No, nemmeno alla sua età, ben 91 anni compiuti l’11 luglio. Continua a leggere ogni dettaglio, a controllare le giacche sulle spalle dei modelli e delle modelle, a telefonare per chiedere aggiornamenti dal suo luogo di riposo a Forte dei Marmi. Fino a pochi giorni fa, quando aveva approvato, uno dopo l’altro, tutti i look della nuova collezione: quella che festeggerà, oggi a malincuore, i cinquant’anni della sua maison. La sfilata si farà comunque, ma senza di lui, con un vuoto incolmabile. Ci ha lasciati serenamente, circondato dai suoi cari e dal compagno Leo Dell’Orco.

Qualche pillola

Non è facile da immaginare, ma Armani aveva iniziato la sua carriera con la medicina. Voleva “occuparsi dei corpi”, diceva. Quello che, allora, non sapeva, era che quella conoscenza dell’anatomia gli sarebbe servita in futuro. Forse, un po’ come tutti noi che agli esordi andiamo a tentoni, ci avviciniamo alla nostra idea di felicità, fino ad arrivare veramente a ciò che “vogliamo fare da grandi”. E alla fine, è proprio di corpi che si è occupato, non come immaginava, ma sicuramente nel modo migliore che poteva, ha lasciato il segno.

Prima vetrina alla Rinascente, poi scoperto da Nino Cerruti nel 1964, cominciò ad immaginare un guardaroba che corrispondesse a vite reali, persone vere. E da lì il via a giacche più leggere, pantaloni morbidi e abiti che invece di ostacolare le fisicità le accompagnavano.

Il marchio Giorgio Armani, come lo conosciamo oggi, nacque nel 1975, insieme a Sergio Galeottio. I due erano una coppia sia nella vita che nel lavoro. Uno manager, l’altro creativo. Poi, 10 anni dopo, la tragedia: Galeotti morì improvvisamente. Armani trasformò il suo dolore in una spinta verso il successo e diventà da semplice stilista a stilista imprenditore. Primo a entrare, ultimo a uscire dall’ufficio, capace di organizzare e controllare ogni dettaglio fino a trasformare il suo nome in un impero globale.

Il successo

Il pubblico internazionale lo conobbe con American Gigolò, film del 1980. Vestì Richard Gere (al posto del previsto John Travolta) con abiti che resero iconico il suo stile. Due anni dopo era sulla copertina di Time. Ormai era il simbolo di una moda industriale capace di diventare stile di vita. Da lì in poi: Emporio Armani, i profumi, l’alta moda Privé, gli hotel, lo sport con EA7, il Silos a Milano, le mostre, le barche. Sempre con un principio ben chiaro: “Lo stile è eleganza, non stravaganza. L’importante è non farsi notare, ma ricordare”.

Quando il suo marchio diventò gigantesco, Armani ricevette offerte dai colossi della moda. Non cedette mai. “L’azienda porta il mio nome, e questo genera un legame fortissimo”, spiegava. Negli ultimi anni, aveva già pianificato il futuro: la Fondazione Armani garantirà la continuità. Saranno la nipote Silvana e Leo Dell’Orco a custodirne l’eredità.

Ma poi, lo scorso giugno, per la prima volta, non era riuscito a presenziare a una sfilata. Una polmonite lo aveva costretto a casa. Ma si era ripreso, aveva festeggiato il compleanno e deciso di acquistare la Capannina, quel locale che negli anni Sessanta gli aveva cambiato la vita. Poi l’estate in famiglia, le telefonate da Forte dei Marmi e da Milano, la voglia di seguire ogni cosa. Il malessere allo stomaco di qualche giorno fa sembrava superato. Invece oggi la notizia che nessuno si aspettava. Che nessuno avrebbe voluto sentire.

Le sue ultime parole pubbliche restano affidate a un messaggio social:

“Il segno che spero di lasciare è fatto di impegno, rispetto e attenzione per le persone e per la realtà. È da lì che tutto comincia”.

Un impero, una città in lutto, un mondo intero che lo ricorda. Il segno che avrebbe voluto lasciare, è scritto nella storia. Giorgio Armani non amava le esagerazioni e proprio per questo la sua eredità, discreta e potente, resterà indelebile.

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Tag: , , , Last modified: Settembre 4, 2025
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