Nella notte tra lunedì e martedì l’esercito israeliano ha fatto quello che finora aveva evitato: è entrato via terra nella città di Gaza. L’operazione, accompagnata da intensi bombardamenti che hanno ucciso almeno 35 persone, punta a conquistare e occupare tutta la città.
Di Maria Laura Melis
Un’operazione preparata da mesi
Quella a cui stiamo assistendo in queste ore è una svolta enorme nella guerra che va avanti da quasi due anni, e potrebbe determinare ‘l’inizio di un progetto più ampio’: prendere il controllo dell’intera Striscia di Gaza.
Questa invasione non è improvvisata, infatti, già ad agosto il governo israeliano aveva approvato un piano che prevedeva la conquista di Gaza city. Da quel momento le truppe hanno iniziato a circondarla lentamente, mentre i bombardamenti si intensificavano.
Alcuni quartieri periferici sono stati quasi completamente distrutti, e piccoli reparti di terra erano già entrati in alcune zone a ovest, come preparazione per l’attacco principale.
Uno dei motivi per cui finora Israele aveva evitato di entrare è che, secondo le sue stime, a Gaza sarebbero ancora detenuti circa 50 ostaggi israeliani, di cui solo 20 in vita. Pensavano che un assalto su larga scala potesse metterli in pericolo.
Centinaia di migliaia di civili ancora dentro la città
In teoria, prima di cominciare l’invasione l’esercito voleva far evacuare tutta la popolazione civile: circa un milione di persone. Il 9 settembre Israele aveva ordinato agli abitanti di fuggire verso al Mawasi, una zona costiera nel sud della Striscia definita “sicura” da Israele ma che in realtà è stata bombardata più volte, causando morti e distruzioni anche lì.
I numeri mostrano però che l’evacuazione è stata un fallimento: secondo le stime israeliane solo 350mila persone sono riuscite a partire, mentre oltre 600mila sono ancora nella città.
Nonostante questo, l’esercito ha deciso comunque di partire con l’offensiva. Martedì mattina il portavoce militare Avichay Adraee ha dichiarato che la città di Gaza va ora considerata una “zona di combattimento pericolosa”.
Intanto, migliaia di persone cercano disperatamente di scappare, intasando le strade con auto, carretti trainati da animali o anche solo a piedi. Ma molti non sanno più dove andare. Dopo quasi due anni di guerra, molti abitanti sono già stati costretti a fuggire più e più volte.
Come si svolgerà l’attacco
Secondo Emanuel Fabian, giornalista militare del Times of Israel, l’assalto coinvolgerebbe due intere divisioni israeliane, cioè decine di migliaia di soldati.
Il piano prevede che le truppe stringano un assedio attorno alla città, chiudendo progressivamente ogni via di fuga e avanzando verso il centro fino a prenderne il controllo. L’esercito sostiene che in città ci siano migliaia di combattenti di Hamas, e che sono loro l’obiettivo principale.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito l’operazione un possibile “punto di svolta decisivo” nella guerra. Anche il capo dell’esercito, generale Eyal Zamir, ha parlato di un “passo importante” per “liberare gli ostaggi e smantellare le capacità militari e di governo di Hamas”.
Eppure proprio Zamir, secondo diversi giornali israeliani, era sempre stato contrario all’idea di conquistare Gaza city, considerandola troppo rischiosa e militarmente poco utile. Ad agosto si era perfino ipotizzato che potesse dimettersi o essere licenziato. Cosa che alla fine non è accaduta.
Le reazioni: proteste e diplomazia
L’operazione è partita mentre a Gerusalemme Netanyahu incontrava il segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha riaffermato il sostegno degli Stati Uniti a Israele, pur dicendo che sarebbe meglio una soluzione diplomatica, anche se «dobbiamo essere pronti all’eventualità che questo non accada».
Intanto cresce la tensione interna in Israele. Un’associazione che rappresenta le famiglie degli ostaggi israeliani ha iniziato a protestare davanti alla residenza di Netanyahu, allestendo un presidio permanente.
Temono che l’offensiva possa mettere a rischio la vita dei loro cari e chiedono al governo di negoziare con Hamas uno scambio per liberarli prima di proseguire con l’assalto.
Un punto di non ritorno
La città di Gaza è stata bombardata quasi senza sosta per due anni, ma mai invasa direttamente. Fino a oggi Israele aveva evitato l’ingresso proprio per non mettere in pericolo gli ostaggi.
Con questa offensiva, però, quella cautela, se così possiamo chiamarla, è stata abbandonata. Ora decine di migliaia di soldati israeliani stanno entrando in una città dove vivono ancora oltre 600mila civili e dove si ritiene siano nascosti i miliziani di Hamas.
L’operazione potrebbe durare settimane o mesi e, in ogni caso, è uno dei momenti più delicati e pericolosi di tutta la guerra, con conseguenze che potrebbero cambiare il futuro della Striscia di Gaza. Sempre che, nelle condizioni in cui si trova, nel silenzio della maggior parte dei Governi mondiali, un futuro ce l’abbia ancora.
Tag: gaza, Gerusalemme, Hamas, israele, Netanyahu, palestina, Zamir Last modified: Settembre 16, 2025


