Venezia (giovedì, 28 agosto 2025) — Il cinema di Paolo Sorrentino torna a interrogare coscienze e a scuotere il pubblico. Alla Mostra del Cinema di Venezia è stato presentato in anteprima “La Grazia”, accolto da lunghi applausi e da più di una standing ovation. Il film, che segna il ritorno della collaborazione con Toni Servillo, porta in scena un Presidente della Repubblica rigoroso, cattolico e vedovo, alle prese con dilemmi morali che lo travolgono e lo rendono profondamente umano.
di Nicola De Dominicis
Molti hanno subito intravisto un riferimento diretto al presidente Sergio Mattarella, ma Sorrentino ha chiarito che non si tratta di lui, pur ammettendo “assonanze” con diverse figure istituzionali del passato, da Scalfaro a Cossiga, fino a Ciampi e Napolitano. L’ispirazione è arrivata da un fatto reale: la grazia concessa da Mattarella a un uomo che aveva tolto la vita alla moglie malata di Alzheimer. È lì che il regista ha colto la tensione tra legge, compassione e dubbio, temi che diventano il cuore del film.
La Grazia mette in scena la difficoltà di decidere tra giustizia e umanità. Il protagonista si trova davanti a richieste di grazia che non ammettono risposte facili: una donna che ha ucciso il marito violento, un uomo che ha posto fine alle sofferenze della moglie malata terminale. A questi dilemmi si aggiunge un tormento personale: il tradimento della moglie, scoperto quarant’anni dopo, che lo perseguita ancora. In questo intreccio, Sorrentino parla del dubbio come dimensione necessaria, opposta a un’epoca che cerca certezze rapide e superficiali.
Toni Servillo, chiamato ancora una volta a incarnare una figura istituzionale, ha sottolineato di non essersi ispirato a Mattarella: “Quanto da 0 a 10? Zero. Il mio personaggio è diverso, ma lo amo proprio per questo”. Accanto a lui, Anna Ferzetti interpreta la figlia del Presidente, ruolo che aggiunge profondità al ritratto di un uomo tanto solitario quanto fragile.
Il film non rinuncia agli elementi surreali tipici del regista: un papa nero che sfreccia in scooter, un’onorificenza al rapper Guè, una cena ufficiale che diventa gag. Ma dietro lo stile visionario, resta il nucleo: la grazia come metafora della bellezza del dubbio, della capacità di fermarsi a riflettere prima di scegliere.
Un’opera che unisce rigore, ironia e commozione, confermando Sorrentino come autore capace di raccontare l’Italia partendo sempre dal cuore delle sue contraddizioni.
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