Venezia – Alle 18:37 di un sabato di novembre, Piazza San Marco si è trasformata in un salotto di luce e vetro, inaugurando la terza edizione di Murano Illumina il Mondo. Un evento che non si limita a illuminare la piazza: la interpreta, la reimmagina, la racconta attraverso dodici sculture-lampadario sospese sotto gli archi delle Procuratie Vecchie.
di Maria Laura Melis
Murano: lampadari, luce e emozioni
Sono lampadari, sì, ma prima ancora sono storie. C’è un cuore pulsante di colore che sembra espandersi nel buio, monumento alla resilienza di una città che non smette mai di reinventarsi. C’è una gabbia luminosa dove alcuni uccelli rimangono imprigionati mentre altri si librano, un’immagine potente del confine tra limite e libertà. Ci sono dischi di vetro che evocano il moto lento della laguna, foglie attraversate da filamenti blu, come vene d’acqua o linee del tempo.
Ogni chandelier è una dichiarazione d’intenti: un atto d’amore verso Murano, verso la sua tradizione, verso una manualità che continua a parlare il linguaggio dell’innovazione. Perché qui la tradizione non è nostalgia ma è materia prima da modellare, da spingere oltre, da mettere alla prova.
Per tutto l’inverno, fino al 1° marzo, al calar del sole la piazza respirerà attraverso queste dodici installazioni. Un museo all’aperto, gratuito e vitale, voluto dal Comune di Venezia e da The Venice Glass Week, con il sostegno della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo. Dietro ogni opera c’è un lavoro di squadra raro: artisti internazionali e maestri vetrai hanno intrecciato visioni e tecniche, mettendo in dialogo talenti e fornaci storiche dell’isola. Un incontro orchestrato da Matteo Silverio, che ha fatto da ponte tra creatività e manifattura.
Ed è proprio questo il tratto più affascinante dell’iniziativa: vedere come un simbolo della venezianità, il lampadario di Murano, possa diventare ogni anno qualcosa di nuovo, un’opera site-specific pensata per “il più bel salotto del mondo”. Non un oggetto decorativo, ma un gesto artistico che rivendica il ruolo di Murano come laboratorio contemporaneo, dove il vetro continua a sperimentare, a rischiare, a sorprendere.
Dodici opere, dodici sguardi, dodici modi di immaginare la luce. E la promessa finale: nel 2026, l’appuntamento tornerà, anticipato a settembre, per accendersi insieme a The Venice Glass Week. Perché alcune tradizioni si devono custodire, sì, ma soprattutto accendere. Sempre di nuovo.
Last modified: Novembre 23, 2025


